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    Idee per la ripartenza: il manifesto di Calciopiù

Dieci punti da cui partire. Il direttore Alessio Facchini ha stilato un decalogo per il rilancio del calcio dilettantistico e giovanile.

1. Il calcio dei giovani e dei dilettanti ha un valore sociale non indifferente che, per l'ampiezza del movimento e per la sua complessità, deve essere riconosciuto da tutte le istituzioni. Questo valore sociale indubbiamente necessita di una cornice istituzionale e di una legge quadro che ne delimiti il ruolo e lo renda patrimonio di tutti.

2. Il valore sociale del calcio deve costituire il punto fondante di ogni atto e di ogni rapporto fra società e istituzioni. La gestione dei campi, le convenzioni fra Comuni e società necessitano di un adeguamento che non trascuri il ruolo del mondo sportivo. Si dovrà pensare all'assegnazione e al mantenimento dell'impianto in base al numero dei praticanti, ai criteri derivanti dalla formazione e ai numeri della scuola calcio che devono essere prioritari nel rapporto esistente.

3. Le utenze non devono essere un nodo scorsoio che costituisca per le società un problema di sopravvivenza. Il valore sociale ricoperto dalle società deve essere prioritario e deve costituire la base di ogni rapporto. In virtù delle loro azioni, le società sportive devono essere assimilate al terzo settore e al volontariato; i dirigenti e i collaboratori sportivi possono essere una risorsa da utilizzare in momenti di crisi attraverso un protocollo da stipulare con la Protezione civile.

4. Per i suoi numeri e il ruolo che ricopre il calcio dilettantistico e giovanile è la base della struttura: il riconoscimento del suo ruolo deve essere prioritario. Come già successo altrove in Europa la Confindustria del pallone, la Lega Serie A, deve farsi carico di una tassa di solidarietà che consenta al sistema di andare avanti. La Lega Dilettanti deve pensare a forme nuove e campagne mirate per salvaguardare l'intero settore.

5. Parte della quota che il calcio riceve dalla vendita dei diritti televisivi deve essere destinata ai dilettanti. I dilettanti devono ricevere maggiori risorse interne per finanziare l'attività, rendere maggiormente appetibile il prodotto, aprirlo a campagne da cui emerga chiaramente il suo aspetto sociale. Vale una riflessione simile per il settore giovanile: serve un'oculata rivisitazione del premio di preparazione, del vincolo, dei rapporti esistenti fra società dilettantistiche e professionisti.

6. Non si può prescindere dall'intervento sulle strutture e sugli impianti sportivi. Ci vogliono una legge nazionale ad hoc e un ecobonus che consentano di mettere in atto un piano straordinario per la ristrutturazione dell'impiantistica sportiva. Le società e i tesserati devono poter giocare in sicurezza e in strutture sportive idonee. Questo piano ha bisogno del sostegno delle Regioni, al centro del piano straordinario insieme alle amministrazioni comunali che devono gestire i finanziamenti. La sicurezza deve essere la parola d'ordine.

7. Ci vuole un patto fra tutti coloro che hanno a cuore l'attività dilettantistica e giovanile: serve agire nel rispetto reciproco, nell'interesse generale, con una serie di comportamenti univoci. Tutti i contraenti (dirigenti, calciatori, persone in qualche modo coinvolto) devono firmarlo presso il Comitato regionale Toscana che si faccia da garante delle norme di comportamento generale.

8. Tutti devono migliorare il loro comportamento durante la stagione agonistica. L'ultima vicenda ci ha insegnato che ci si può salvare solo assieme. Solo se si salva il sistema ci si può salvare tutti. Ci vogliono idee e proposte, non insulti e offese. Riconoscere il ruolo del Comitato regionale Toscana è il passo di partenza, prioritario per il futuro.

9. Costruire una piattaforma informativa è il miglior modo per conoscere e incentivare il nostro mondo. Le società, il Crt, gli organi di informazione possono lavorare per costruire un progetto da cui partire e per renderlo moderno e efficiente.

10. In un momento di crisi strutturale ci si può rialzare solo con un progetto forte e coeso. Ci si può salvare solo se remiamo tutti dalla stessa parte. I valori del calcio dilettantistico e giovanile possono essere la base per proseguire l'attività nell'ora più buia. C'è bisogno di un laboratorio di idee e di proposte all'interno del percorso istituzionale: gridare e protestare è legittimo, ma ogni protesta deve essere accompagnata dal nuovo rinascimento del calcio giovanile e dilettanti. È chiaro che non sarà come prima.