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    Cerbai, quella storica prima e unica volta per il Coiano

L'ultima squadra a riuscire nell'impresa fu il Poggibonsi. E l'impresa in questione è quella di strappare dal salotto delle quattro big del calcio toscano il trofeo Cerbai, categoria Giovanissimi B. Nel giugno 2015 i giallorossi di Davide Del Toro dettero vita a una finale indimenticabile contro la Sestese, che uscì battuta per 3-2 in pieno recupero. Prima dei senesi, soltanto altre due squadre erano riuscite a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro di questa competizione: il Coiano e la Settignanese. Nella stagione 2008-2009 sulla panchina dei pratesi sedeva Alessandro Di Vivona. Al quale, non appena nominiamo quell'annata, tornano subito in mente, con precisione estrema, sensazioni ed emozioni fino ai minimi dettagli: 'ricordo con esattezza tutto, dai risultati delle partite fino all'andamento delle stesse. Dopotutto quella vittoria non si potrebbe proprio dimenticare: siamo l'unica squadra della provincia di Prato ad avere vinto quella coppa, e la Cerbai Giovanissimi B è una delle competizioni top perché, a differenza di quanto avviene negli Allievi, vi partecipano tutte le big della Toscana. Forse all'inizio il mio Coiano fu un po' snobbato, ma poi sul campo dimostrammo tutto il nostro carattere'.


Ecco, che carattere e che caratteristiche aveva quella squadra?


'Probabilmente la prerogativa migliore era che quel gruppo non ci stava proprio a perdere. Neanche in allenamento, quando giocavamo la classica partitella non era semplice tenere a bada la loro foga agonistica, sempre tesa alla ricerca del successo. Era una squadra che sembrava avere almeno un paio di anni in più rispetto alla sua età. Poi ovviamente c'erano delle individualità di primissimo piano, su tutte il portiere, Gianmarco Vannucchi, che non a caso l'anno successivo passò alla Juventus e oggi gioca fra i professionisti, nel Padova. E come non citare gli altri, da Zanobini che poi è passato al Prato, Bianchi che gioca tuttora in Promozione nel Viaccia, Giovanni Caputo a centrocampo che poi si è laureato campione d'Italia con il Tau, Carradori, Nanì e Telhaj. Calciatori di prospettiva che già nei Giovanissimi B, una volta terminata la scuola calcio, avevano la giusta mentalità per interpretare al meglio questo sport'.


Gianmarco Vannucchi è stato colui di quel gruppo che ha avuto la carriera più luminosa. Scorrendo i tabellini di quell'anno però, incluso quello della finalissima, si nota che giocava sempre un tempo, alternandosi con il compagno Lombardi. Ci può spiegare il perché?


'Gianmarco ha giustamente spiccato il volo verso i professionisti e, nonostante non sia mai sceso in campo da titolare con la maglia della prima squadra della Juventus, è stato tanti anni a Torino e ha avuto modo di allenarsi con un portiere del calibro di Buffon e respirare l'aria della Champions League da terzo portiere. Quell'anno lì Gianmarco giocava ogni fine settimana anche con i Giovanissimi regionali classe '94, ma ci teneva troppo a giocare anche con i suoi amici e così ogni volta alternavo lui e Lombardi un tempo per uno. Questo è successo sempre, anche in finale contro la Cattolica Virtus. Ricordo che questa cosa colpì molto proprio Don Massimiliano, che assistette a quella partita e fu colui che mi volle fortemente in giallorosso. Gianmarco ha avuto coraggio nel decidere di intraprendere il percorso alla Juventus: non è mai facile per un ragazzo della sua età trasferirsi lontano dagli affetti'.


Iniziamo l'avvicinamento alla Cerbai parlando sempre di Vannucchi: fu proprio lui a consegnarvi il trofeo. Partì dalla panchina, e fu decisivo ai rigori.


'Ricordo come se fosse adesso cosa gli dissi: 'poi ti mando alla Juventus, ma prima parami questi rigori e vinciamo la coppa'.


Che sapore ebbe, per il Coiano e per lei, vincere quel trofeo, inserirsi di prepotenza fra le big del calcio toscano?


'Una soddisfazione enorme, il coronamento ideale di una stagione fantastica, in cui ci presentammo alla fase finale in condizioni splendide, dopo un campionato dominato con tre pareggi e tutte vittorie. Ricordo che il primo turno della Cerbai fu subito un battesimo di fuoco, contro l'Olimpia di Fantini che aveva vinto il girone di Merito di Firenze; perdevamo uno a zero, poi dopo l'uno a uno di Nanì gettai nella mischia Caputo al quale chiesi di andare subito a colpire di testa su di un angolo. Fu il gol della nostra vittoria. Il loro mister ci fece i complimenti a fine gara: un bel gesto di sportività e una bella gratificazione per noi. Poi il cammino di avvicinamento alla finale ci mise sulla strada il Tau; in casa nostra a Santa Lucia non riuscimmo ad andare oltre lo 0-0 nonostante le tante occasioni create. Ad Altopascio recuperammo il loro vantaggio con il rigore di Nanì, poi ci salvò Gianmarco Vannucchi che a fine gara evitò un gol praticamente fatto. Grazie all'uno a uno, eccoci in finale'.


Un incrocio di lusso, contro la Cattolica Virtus. Che partita fu?


'Una premessa: la Cattolica era uno squadrone che aveva i favori del pronostico. Batterla regalò una soddisfazione unica. Dal portiere Trezza passando per Alessandrini, Laurenzi e Pecchioli in avanti i giallorossi provarono a fare la partita ma il primo tempo fu equilibrato, tenemmo bene il campo con occasioni per loro e per noi. Nella ripresa la Cattolica ci mise un po' sotto e Vannucchi, subentrato nell'intervallo, effettuò una grande parata prima di risultare decisivo ai rigori, neutralizzando i tiri dal dischetto proprio di Pecchioli e Laurenzi'.


Ha avuto il merito di restare in sella al calcio giovanile negli ultimi anni, chiedo allora anche a lei: a suo avviso quanto è cambiato nel tempo questo mondo?


'Il discorso sarebbe lungo ma un'estrema sintesi efficace potrebbe proporla una constatazione, ovvero quanto è cambiata la gestione dei ragazzi. Rispetto a non più tardi di una decina di anni fa si è abbassata l'età in cui i giovani avvertono una maggiore necessità di indipendenza e di smarcarsi dal controllo degli adulti. Poi sarà anche un luogo comune, ma un tempo i genitori non mettevano mai in discussione la parola di un professore o di un allenatore. Oggi invece si trovano sempre alibi e giustificazioni per i propri figli, e il risultato e le conseguenze sono deleterie'
Lorenzo Martinelli Calciopiù
Foto Antonio Badalucco