Barberino: intervista al ds del settore giovanile Jonathan Aiazzi
Il Barberino è una realtà fortemente radicata nel territorio, rappresenta storicamente un simbolo del Mugello nel panorama del calcio toscano. Questa forte identità permette anche una crescita, che il club sta cercando anche di consolidare nelle categorie dei ragazzi. Ne parliamo con il direttore sportivo del settore giovanile Jonathan Aiazzi.
Partiamo dalla Juniores, squadra che ha fatto un campionato provinciale piuttosto altalenante. Quali sono le prospettive per questo finale di stagione?
I ragazzi della Juniores, allenati da Marco Cortellezzi, hanno avuto un anno un po' bugiardo. Il potenziale di questa squadra forse non è da vertice, ma non rispecchia neanche la posizione attuale di classifica. Siamo stati falcidiati da infortuni, anche pesanti. Sì, è stata una stagione altalenante, però adesso il potenziale sta venendo fuori. Cerca di giocare tanto con la palla a terra e ha tanti principi di gioco ben definiti, ci concentriamo maggiormente su quello piuttosto che sui risultati. La speranza e l'obiettivo principale della Juniores è portare quanti più ragazzi possibili in prima squadra. In ogni caso è una stagione positiva perché i ragazzi si sono tutti messi in luce e qualcuno è stato effettivamente aggregato alla prima squadra. Ci sono tutti i presupposti per continuare a crescere e per fare un buon finale di stagione.
Passando agli Allievi B, com'è cambiata la situazione con la nuova guida tecnica? E che percorso stanno facendo questi ragazzi?
Gli Allievi B sono allenati da Mattia Tribbioli e da Lorenzo Borsotti. Durante la stagione abbiamo cambiato, ringrazio mister Alessandro Jakovljevic per il lavoro che ha fatto perché i ragazzi erano in condizioni fisiche ottimali. A volte, però, devi prendere delle decisioni a malincuore. Per me è una delusione aver mandato via l'allenatore, è una sconfitta mia in primis, però nella testa degli adolescenti a volte ci vuole una scossa. E una scossa è arrivata, perché i ragazzi hanno cambiato passo anche a livello di risultati. Sono contento del percorso che stanno facendo, sono un gruppo unito e compatto. Ci concentreremo anche sulla fase finale della coppa, vedremo quello che possiamo fare. Io sono contento. Sono ventidue ragazzi sempre presenti agli allenamenti, con tanta voglia e determinazione. Il primo successo è aver valorizzato ragazzi che l'anno scorso hanno fatto i regionali trovando pochissimo spazio.
I Giovanissimi comandano la classifica del girone, è una bellissima lotta con il Novoli. Manca sempre meno alla fine.. sensazioni?
Sono le quattro partite più lunghe della mia vita. Anche perché i ragazzi, allenati da Giovanni Padula, si stanno allenando fortissimo, tre volte a settimana. Tanti non sono neanche di Barberino: qualcuno viene da Borgo San Lorenzo, qualcuno da Castiglione dei Pepoli, qualcuno da Montepiano. Stanno facendo un sacrificio grosso. Si vede un po' la stanchezza, io aggiungerei che non è facile stare là davanti. I ragazzi hanno 14 anni ed è la prima volta che si trovano a lottare per un campionato. Ma è una squadra forte e lo dimostra, di questi diciotto ragazzi chiunque può giocare titolare. Ci sono rotazioni in tutte le partite, ma il livello e l'atteggiamento non sono mai calati. Ora c'è questo rush finale, con questo ottimo Novoli che ci tallona; sono una grandissima squadra e non perdono un colpo. L'ho detto anche al loro direttore, per me queste due squadre avrebbero potuto fare un campionato regionale e si sarebbero divertite anche lì. Il campionato è bellissimo, spero che si prosegua lungo la nostra strada come fatto finora. Sono quattro partite, quindi penso che nei prossimi quattro weekend non dormirò. Però, onestamente, i ragazzi stanno meritando tutto questo. Incrociamo le dita e aspettiamo a cantar vittoria, sappiamo quello che dobbiamo fare.
Chiudiamo il panorama del settore giovanile con i ragazzi classe 2012. Com'è andato il loro primo anno?
I Giovanissimi B hanno appena concluso la seconda fase. E loro sono un ulteriore motivo per cui vorrei centrare l'obiettivo con i 2011, perché sono una squadra che potrebbe reggere e meriterebbe certamente la categoria regionale. I ragazzi hanno fatto un grandissimo percorso sotto la guida di Giovanni Nuti e di Alessandro Jakovljevic; quest'ultimo è rimasto a Barberino e io l'ho fortemente voluto, questo dimostra la splendida persona che è. Questa squadra dà tanto filo da torcere, anche le partite perse sono state lottate fino all'ultimo secondo. Probabilmente abbiamo meritato di perdere nettamente a Figline, ma è l'unica. I ragazzi sono davvero bravi, sono felicissimo.
Un bilancio complessivo del settore giovanile?
Sono soddisfatto, si sono visti progressi in tutti i ragazzi. Si è vista una crescita generale, ecco. Vedere un ragazzo della Juniores ormai fisso in prima squadra significa che il lavoro è stato fatto in modo positivo. Lo dico sempre e senza presunzione: la vittoria non deve essere l'obiettivo primario, deve essere crescere per poi arrivare alla vittoria. Deve essere una conseguenza del lavoro durante l'anno. Sono proprio contento.
Conoscendo il legame personale con Barberino e con il club, com'è il rapporto con la società e che ambiente si respira?
Sono nato calcisticamente nel Barberino e ho avuto la fortuna di fare addirittura undici apparizioni in panchina in Serie D. Questo club è stato qualcosa di importante da giocatore e lo è rimasto anche nell'esperienza da dirigente. Reputo Barberino un ambiente sano, dove la società mette in condizione di lavorare con il giusto tempo. E questo non è così da tutte le parti. Sono fianco a fianco con il presidente Bruno Nencini che è sempre di supporto per qualunque problema o decisione, è sempre il primo a metterci la faccia. Poi c'è la collaborazione immensa con Alberto Taccini, il direttore della prima squadra. Lo sottolineo, il Barberino è un ambiente familiare e si respira questa aria. C'è ambizione e ci deve essere, mettendo delle fondamenta a livello organizzativo, specialmente con l'arrivo della scuola calcio con due responsabili tecnici. Posso soltanto ringraziare la società, perché mi ha messo nelle condizioni di poter lavorare serenamente.
Niccolò Masini
