ARBITRO: Edoardo Tonioli di Carrara
È fatta, o se non è fatta lo è quasi. Il secondo 0-0 stagionale (per rintracciare il primo occorre risalire all'11 d'ottobre), pareggio numero quattro, porta la Pietà quasi a contatto con la soglia che la scorsa estate s'ipotizzava buona per salvarsi, e che la media delle prime diciannove giornate buona conferma: se davvero un punto a partita sarà sufficiente per conservare l'élite, aver raggiunto quota ventotto alla fine di gennaio consente di puntare anche un po' più su. Il Forte dei Marmi, che dopo due sconfitte consecutive torna a muovere la classifica grazie a una prova di nuovo di livello, non esclude di trovare la Pietà tra le concorrenti per un posto (l'ultimo? tra le prime cinque è inevitabile attendersi Floriagafir, Sestese e Affrico; occhio al Fratres Perignano, che rischia d'esser risucchiato nel gruppone) in coppa; e se sarà così s'augura che non pesi troppo la sterilità offensiva che nella prima delle tre senza Makhlouf non gli consente di capitalizzare gli spunti offensivi, multipli soprattutto nel primo tempo. Uno lo neutralizza Mammoli, che s'oppone al tentativo d'Anghelè (calcia con l'esterno destro, forse avrebbe potuto fidarsi del mancino) scappato dietro la difesa sulla combinazione tra la sponda di Marcellusi e il filtrante di Spadoni; sull'altro fronte d'intervenire non ha bisogno Dazzi: esce a lato il tiro di Pitronaci, che sulla discesa di Pareti ripulita da Giuliani s'era liberato al limite dell'area di rigore. In questo frangente più pericoloso si fa il Forte dei Marmi, più pericoloso anche se non concreto: dai venti metri Passalacqua calcia dalla parte sbagliata del palo; e Tonarelli, in pedana grazie a uno schema che su una ripresa del gioco lo aveva portato a dialogare con Fommei, sbatte su un muro spuntato all'improvviso. Ha lo stesso destino il primo dei due tiri con cui El Hariri (gioca di punta, posizione insolita) manda in archivio il primo tempo; il secondo finisce comodo tra le braccia di Dazzi. D'un primo tempo così scarico Zambello non può essere soddisfatto, lo dimostra il cambio tattico con cui riveste la Pietà in avvio di ripresa: l'ingresso di Rrapaj per Daly consente d'arricchire la trequarti a un prezzo onesto, il passaggio alla difesa a quattro. Per un po' del nuovo assetto s'apprezza subito la fluidità: i benefici non li sfrutta Giuliani, che imbeccato tre volte da destra prima non si fida del colpo di testa e azzarda lo stop di petto, favore a Dazzi, poi non riesce a trovare la potenza. Nei primi due casi il pallone glielo aveva servito Rayyad, nel terzo Vannuzzi, che di lì a poco ci prova in prima persona da una ventina di metri: nonostante la deviazione, la traiettoria s'esaurisce inerte in mano a Dazzi. Più pericoloso si fa il Forte dei Marmi, che affida a Spadoni la stoccata sia sul traversone di Torcigliani sia su una punizione laterale di Passalacqua: identico l'esito, porta mancata d'un sospiro sia di testa sia in girata. Al bersaglio va un po' più vicino Tonarelli, non però vicino a sufficienza: arcuatissima e non toccata da nessuno, la sua punizione da sinistra nata come un traversone dà un pizzicotto alla base del palo lontano. Il vantaggio resta fantasia anche sugli ultimi due tentativi d'Anghelè, invitato a calciare prima da Curcio sceso sulla corsia sinistra e poi da un angolo di Passalacqua allontanato di pugno da Mammoli: anche se di poco, il pallone esce laterale prima, alto poi. È l'ultimo segnale, doppio, che nessuno può equivocare: è bene che di questo 0-0 tutti s'accontentino, anche perché di proporre un esito diverso la partita intenzione non ne ha.
Calciatoripiù: Spadoni (Forte dei Marmi), Marseo e Vannuzzi (Pietà).