10' Martinelli
65' Scura
47' Pugliese
ARBITRO: Tommaso Covino di Prato
RETI: 10' Martinelli, 47' Pugliese, 65' Scura
La fine della storia consente di scoprire il senso di tutto ciò che la precede. Bastava avere pazienza, non accontentarsi di quello che solo chi è incauto poteva designare come l'epilogo: solo chi è incauto poteva pensare che l'esito tragico della stagione scorsa fosse una condanna perpetua per la Sestese, vincolata in eterno al destino di chi a un talento smisurato abbina una fragilità tale da rendere inevitabile la sconfitta. Solo chi è incauto poteva pensare che il segno di chiusura del capitolo fosse l'anticipazione di un finale scontato, che dopo aver dilapidato un vantaggio cospicuo la Sestese avrebbe perso ancora: che sarebbe arrivata sempre seconda, bellissima e fragilissima e seconda. Poteva pensarlo solo chi, incauto, per la seconda metà del racconto s'era fatto bastare i riassunti e s'era perso i dettagli su cui in realtà s'appoggia la trama; solo chi non s'era accorto che negli occhi di nessuno da tempo brillava una scintilla di paura. Determinazione, carattere, coraggio, consapevolezza: brillava questo, brillava da tempo. Da un tempo preciso: brillava da settembre. Era settembre, e dopo un'estate drammatica - ma drammatica davvero, drammatica che la lingua non trova neppure le parole per dirlo - Marco Ferro si fece carico delle fragilità di questa squadra; se ne fece carico, e le ha trasformate nel titolo toscano. Insieme a Bob Pacini, che da anni questa rosa l'ha assemblata pezzo dopo pezzo e poi pezzo dopo pezzo cesellata, è lui l'artefice principale di un successo che dopo un quinquennio amaro (certo, ci sono state le tre vittorie degli Juniores con uno scudetto in sovrappiù: splendide, e però diverse) riporta a Sesto un titolo giovanile regionale: è lui, e la sua storia è così nota che non c'è bisogno di chiedergli a chi pensava in quegli istanti in cui De Ferdinando stava per calciare verso la porta avversaria l'ultima punizione del campionato e nessuno guardava né la punizione né la porta, perché tutti guardavano lui. È Marco Ferro, profeta di un calcio che tiene insieme l'equilibrio, la fantasia e l'attacco (novantadue le reti segnate in trenta turni, tre per volta e avanza qualcosa), l'uomo che Bob Pacini contattò per chiedergli di riportare a Sesto un titolo giovanile regionale: e Marco Ferro c'è riuscito. C'è riuscito grazie a due che bastava leggere con attenzione ogni pagina per capire che sarebbero stati decisivi: il 2-1 sul Montevarchi, che vincendo si sarebbe preso il campionato e che sconfitto chiude terzo una stagione in cui è stato al comando per mesi, propone due protagonisti alla pari. Uno è Scura, che segna la rete decisiva entrando - di nuovo - dalla panchina, vissuta non come un castigo ma come un tappeto da cui saltare più su di tutti quando gli altri sono stanchi; l'altro è Martinelli, che per un anno s'è trascinato dietro il peso del rigore parato da Bisulca e che ora quella storia l'ha cancellata: cambia la definizione che accompagna il suo nome, accanto al quale ora sta scritto che è stato lui a riportare il titolo a Sesto con una rete stratosferica e l'assist per il 2-1. Cambia la definizione che accompagna il suo nome, perché da tempo è cambiato il ruolo: non più centrale di difesa, ma terzino destro. Da quella zona nascono entrambe le reti che decidono il campionato, che già al 10' si capisce chi incoronerà: c'è un pizzico di metafisica nella traiettoria assunta dal pallone che, calciato da Martinelli (col mancino!) dopo lo sprint a destra e la sterzata a sinistra per mandare Verdi fuori giri, s'incastona là dove finisce il palo e comincia la traversa (1-0). È solo il 10', e il Montevarchi di reti si trova a doverne segnare due: è impietosa la classifica, che alla Sestese concede due risultati; se ci s'aggiunge quello offerto dal calendario, che come sede dell'ultima giornata propone il Torrini, i vantaggi si moltiplicano. Per riprendersi dalla botta il Montevarchi, che era partito tanto bene da collezionare tre calci d'angolo nei primi cinque minuti (alla fine saranno undici, contro quattro soltanto: è un'indicazione interessante, interessante e sterile), impiega un po'. Lo dimostra il contropiede concesso al 14' sul quarto angolo, che Pugliese batte a rientrare dalla bandiera sinistra e che la difesa della Sestese tampona così bene da coprire cinquanta metri in un istante: il filo per cucire se lo passano Barbanti, Martinelli e Taddei, sul cui filtrante Monterisi scatta bene ma infastidito dal duello con Marchi calcia lento col mancino favorendo la parata di Tommasi. Per scuotersi il Montevarchi ha bisogno di un guizzo, che Ajighevi traduce in una punizione battuta rapida sul fronte destro della trequarti: Pugliese combina prima con Papini, che da De Ferdinando il fallo l'aveva subito, e poi con Liistro, che col mancino da venti metri calcia alto (18'). Ancora più alto, sferrato con l'altro piede e soprattutto da molto più vicino, esce il pallone che con un lancio di quaranta metri Ajighevi, ormai imperatore della mediana, aveva servito sottoporta a Sylla, scattato in posizione regolare tra Martinelli e Shera: da cinque metri il lob volante non è la soluzione migliore (23'). Enorme, l'occasione fallita racconta che il Montevarchi s'è acceso; ancora più lo racconta la frequenza delle azioni d'attacco, che a cavallo della mezz'ora si fanno quasi insostenibili per la difesa della Sestese. Ne è dimostrazione limpida il modo in cui Tarchiani s'intreccia nel rinviare un pallone facile: segue una rimessa battuta rapidissima da Marchi per Liistro, che ai venticinque metri s'accentra e col mancino colpisce di nuovo male. Esce ben lontana dallo specchio anche la punizione che, identica la distanza e centralissima la posizione, Pugliese calcia al 27' dopo essersela procurata per un fallo di Taddei, ottimo quando deve proporsi e in affanno quando gli tocca coprire. Eppure, anche se la traiettoria è sbagliata, in tribuna non c'è uno che non capisca che se si procede su questa linea il pari rischia di materializzarsi prima dell'intervallo: ha idee diverse Bellocci, che toglie dall'incrocio il destro di Pulaj, convocato ai sedici metri dalla sponda di Papini. L'azione, la prima chiusa con un tiro nello specchio della porta della Sestese, era nata da una combinazione a sinistra tra Sylla e Ajighevi, che dalla bandiera destra batte rasoterra l'angolo con cui si riprende il gioco e che attivando lo schema innesca di nuovo il mancino di Liistro: stavolta l'esito è innocuo solo per colpa, o per merito, di una deviazione. Segue una decina di minuti nei quali, grazie alla costanza con cui Taddei e De Ferdinando si sacrificano su Pulaj e Papini a costo di rinunciare a un po' di brillantezza, la disposizione a specchio (sia Ferro sia Tesconi prediligono il 4-3-1-2, anche se diverse sono le caratteristiche degli interpreti sia in mediana sia in attacco) rallenta il ritmo di una partita fin lì indiavolata. Ne beneficia la Sestese, di nuovo a rischio però al 38', quando Sylla riceve da Liistro e verticalizza per Pugliese, che vince il duello in velocità con Shera e però non si fida del mancino, col quale avrebbe potuto incrociare il diagonale rasoterra: il passo in più con annessa sterzata gli costa il possesso del pallone, allontanato da Martinelli in ripiegamento. È l'ennesimo esempio delle difficoltà offensive del Montevarchi, che rischia di pagarle tutte insieme nel primo dei tre minuti di recupero: Verdi, in affanno come in avvio, buca il lancio profondo di Tarchiani e consente a Barbanti di violare l'area di rigore e d'incrociare il destro rasoterra. Il pallone esce dalla parte sbagliata del palo lontano, e si rammarica la tifoseria della Sestese, si rammarica per l'esito complessivo e per il movimento di Monterisi, che rallenta anziché aggredire la porta: se avesse continuato a correre, avrebbe potuto raddoppiare da un metro trasformando il tiro in un assist vincente. Si resta invece 1-0, indicazione confermata anche alla fine dell'azione che introduce la ripresa: con un tackle rischioso e regolarissimo Veltroni impedisce a Barbanti di spingere in porta il pallone offertogli dalla punizione che, prolungata di testa da Nesi (dagli spogliatoi non era rientrato Cetani), Taddei aveva conquistato sulla trequarti destra per un fallo di Papini e che Martinelli aveva crossato in area di rigore (45'). Sul rilancio di Tommasi l'azione si sposta sull'altro versante, quello su cui guarda la tribuna; e sembra un'azione come mille, e come mille sarebbe se in mezzo allo sviluppo non spuntasse Ajighevi, imperatore della mediana. È lui a intercettare il rinvio di Cecchi, che aveva chiuso bene nella zona di competenza, e avviare un'altra azione offensiva, che il Montevarchi subito dirotta a sinistra: a sinistra, perché a sinistra c'è Pugliese, che strappa fino all'ultima linea e scarica il pallone per Papini, cui pur preso in controtempo Bellocci oppone un altro riflesso notevole. Per rammaricarsi dell'occasione di nuovo sfumata il Montevarchi ha giusto qualche istante. Alla parata seguono due calci d'angolo consecutivi - il nono e il decimo: di qui alla fine se ne conterà solo un altro - dalla bandiera sinistra, ora presidio di Papini. Il primo, battuto corto, è un invito a riprovarci; il secondo, sporcato, fa spiovere il pallone al limite dell'area di rigore: interviene Pugliese, che in due tempi dopo una respinta malandrina chiude il destro a mezz'altezza tra il primo palo e il guanto di Bellocci (1-1). Ora la Sestese trema, e per dissipare il tremore prova a lanciarsi all'attacco, dove Ferro ha cambiato un interprete: per l'ultima mezz'ora centravanti gioca non più Monterisi, ma Scura. Non è ancora il suo momento: il pallone buono per restaurare il vantaggio immediato capita a Barbanti, favorito dalla presa cattiva di Tommasi sul traversone di Martinelli e anticipato da Veltroni in prossimità della linea di porta (50'). Per un quarto d'ora resta l'unico sussulto: nel tentativo di produrne un altro, ma di segno opposto e diverso nell'esito, Tesconi rivoluziona lo scacchiere sostituendo i terzini (dentro Metaj e Assouini per Marchi e Verdi) e la mezzala sinistra, posizione che Pulaj lascia a Diak. Il cambio che più conta è però quello, obbligato, che va in scena tre minuti dopo: esce Pugliese, sul cui cruscotto d'improvviso s'accende una spia rossa; esce Pugliese (dentro Fabbroni) e il Montevarchi sparisce. Per approfittare dell'occasione che la sorte gli offre la Sestese impiega sei minuti, allo scadere dei quali Martinelli intercetta un pallone pigro nella metà campo difensiva, sprinta sulla corsia di competenza e col destro disegna un traversone che mentre scende verso l'area di porta si carica di timori, di speranze e di ricordi; è carico di tutto ciò, eppure il pallone resta ancora morbidissimo nel momento in cui, favorito dall'uscita mancata di Tommasi, Scura salta più in alto di Veltroni e di testa trova lo spazio sotto il primo incrocio (2-1). Nell'esultanza sta intero il senso di un biennio: d'un tratto, premiata anche dall'eventuale pareggio e consapevole che ormai perdere non può più, la Sestese scopre che questo campionato sta per vincerlo. Il quarto d'ora che segue e che il recupero concesso da Covino (direzione ottima) aumenta d'un terzo serve soltanto a ospitare il tiro potente e impreciso di Nesi, servito da Taddei dopo la pressione efficace su Diak, e la punizione che dal lato corto dell'area di rigore il destro di De Ferdinando calcia direttamente in porta nel tentativo di sorprendere Tommasi, missione riuscita a metà, e non nella metà che conta. Su un'altra punizione, da molto più lontano, finisce la partita: finisce, e mentre finisce nessuno il pallone lo guarda più. Tutti guardano più in là, oltre la metà campo, verso le panchine: guardano quell'uomo che dentro di sé ha trovato la forza per cancellare le fragilità di venti adolescenti impauriti e forgiare una squadra di titani, quell'uomo che Bob Pacini è andato a scovare in provincia per riportare a Sesto un titolo giovanile regionale. Missione compiuta, la Sestese è tornata.
Calciatoripiù: sulla tecnica, di cui il lancio del 23' è manifestazione sublime, Ajighevi ha lavorato così tanto e così bene da trasformarsi in uno dei centrocampisti più completi - il fisico glielo ha dato la natura - della Toscana. È a lui che il Montevarchi s'affida quando tutto sembra troppo difficile, a lui e a Pugliese, che con la ventunesima rete di un'altra stagione stellare prova ad avviare la rimonta rinviata da Bellocci più in là possibile. Resta niente più che un'illusione: a un quarto d'ora dalla fine Martinelli, che l'equilibrio l'aveva spezzato con una giocata favolosa (col mancino!), fa scendere sulla testa di Scura il pallone che cristallizza il verdetto.