SESTESE: Varosi, Franchi, Serricchio, Campani, Ghinea, Bartolozzi, Kulla, Shabani, La Grotta, Zaiti, Kola. A disp.: Sorisi, Ciuccio, Bartoli, Dainelli, Giovannelli, Petrini, Sponsale, Zerbo . All.: Corti Jacopo
SCANDICCI: Fioravanti, Bouirki, Catorcini, Collini, Paoli, Biagini Moretti, Baldi, Dani, Trambusti, Mazzoni, Mugnaini. A disp.: Gamannossi, Ciani, Conti, Martinelli, Sementa, Solli, Pagano, Lo, Gabai. All.: Vannucci Matteo
ARBITRO: Mario Crocchini di Firenze
C'è un modo soltanto per trattare quei manuali di pseudofilosofia di terza serie nei quali si legge che solo due cose non tornano mai indietro, e una è un'occasione persa (l'altra, Iddio ci perdoni tutti, una freccia scagliata): sottoporli al trattamento John Keating, che prima di saltare sulla cattedra per invitare a guardare il mondo da angolazioni diverse suggerì che certe pagine hanno una sola destinazione possibile, e il rumore è inconfondibile, è quello che fa la carta quando si strappa. Non è vero che un'occasione persa non torna più, perlomeno non è detto che sia vero: se lo augura la Sestese, che dopo aver battuto il Tau fallisce l'occasione per il sorpasso e lascia il San Miniato in testa da solo; la fallisce perché lo Scandicci la costringe allo 0-0, punteggio identico all'andata, e con un finale in grande stile le suggerisce che il punto è buono, forse buonissimo. In grande stile infatti non è solo il finale: un'occasione limpida lo Scandicci la confeziona dopo cinque minuti con l'azione che vede Mugnaini combinare nello stretto con Bouirki e con un filtrante di prima imbeccare Trambusti, al cui destro s'oppone Varosi decisivo in uscita. È la prima volta in cui la Sestese vacilla; otto minuti più tardi segue la seconda, doppia: in pedana, prima col destro sulla rimessa di Catorcini da sinistra e poi col mancino sul filtrante di Mazzoni, stavolta si porta Bouirki, che prima sbatte sull'opposizione di Ghinea e poi calcia d'una spanna oltre il secondo incrocio. Dall'apnea cui era stata costretta per quasi tutto il primo quarto d'ora la Sestese esce con l'assolo di Shabani, che si crea lo spazio per il tiro rientrando da destra in dribbling su Catorcini e Collini all'imbocco dell'area di rigore: per neutralizzare il suo mancino, lento solo all'apparenza e in realtà beffardissimo, e concedere soltanto il calcio d'angolo Fioravanti deve distendersi e aiutarsi con la base del palo. Ancora più insidiosa per lui è la traiettoria che dalla trequarti destra Campani disegna battendo la punizione che aveva conquistato per un fallo di Mazzoni, più insidiosa perché la traiettoria profonda lo scavalca: gli va bene che il pallone sia un pizzico alto per Bartolozzi, che s'era smarcato e s'era ritrovato solissimo in prossimità del secondo palo. È il 19', ci s'attende che dopo questi doppi scambi la partita s'accenda, e ci s'attende male: da qui alla fine del primo tempo, e poi per quasi dieci minuti della ripresa, nessuna delle due squadre riesce a creare pericoli all'interno dell'area di rigore avversaria. Sulle corsie laterali contrapposto al rombo avversario il 4-3-3 della Sestese avrebbe spazi da sfruttare, ma Baldi a destra e Catorcini a sinistra tamponano sia gli spunti di Kola e Shabani sia le sovrapposizioni di Serricchio e Franchi; se ci s'aggiunge che da trequartista Mugnaini esce per primo ogni volta che Campani prova a ragionare e ragionando a verticalizzare, che La Grotta finisce nella tenaglia chiusa da Collini e Dani (fenomenale, altro che centrocampista adattato: ha tempi e personalità per guidare la difesa) e che nell'uno contro uno Bartolozzi e Ghinea non concedono neppure un pollice a Bouirki e Trambusti, si capisce che a ogni mossa segue una contromossa adeguata, e che alla pausa la scacchiera non può che produrre un equilibrio perfetto. Provano a romperlo Biagini Moretti e Mazzoni, le mezzali dello Scandicci, più dinamiche dei dirimpettai; non così dinamiche però da creare la superiorità numerica quando dalla regia Paoli, che dal confronto tra i due sistemi è colui che trae maggior libertà, cerca di verticalizzare per imbastire un'azione offensiva. È inevitabile lo 0-0 alla pausa, punteggio di cui la Sestese non può accontentarsi: per forzare la resistenza avversaria Corti si gioca Petrini (fuori Kola), che sul filtrante di Zaiti subito sprinta tra Dani e Catorcini e viola l'area di rigore, dall'interno della quale calcia alto col destro in corsa. La Sestese s'è accesa, per sfruttare lo slancio Corti cambia anche l'altra ala sostituendo Shabani con Sponsale, che subito costruisce un'altra occasione pericolosa, in allegato qualche protesta: sul suo servizio centrale è più che sospetto il tackle di Collini, che perdendo il pallone l'azione avversaria l'aveva avviata e che in piena area di rigore per impedire a La Grotta di girarsi si serve di qualsiasi strumento offra il regolamento, e forse anche di qualcosa di più (47'). È tutto buono per Crocchini, che valuta regolare (zero i dubbi stavolta, decisione corretta) anche l'uscita di Fioravanti, a valanga su Petrini imbeccato dalla verticalizzazione di Kulla ora a destra: deciso l'intervento, netto l'anticipo (51'). A rompere il buon momento della Sestese, il migliore per qualità e durata di tutta la partita, ci pensa Conti, che in avvio di ripresa aveva sostituito Mugnaini sulla trequarti e che all'ora di gioco lancia Trambusti in profondità: la chiusura di Bartolozzi, impeccabile, la cattura Mazzoni, che dalla distanza vede Varosi fuori dai pali e cerca di superarlo con un destro altissimo. Lo specchio dell'altra porta invece lo trova Giovannelli appena subentrato a Zaiti: in pedana lo porta Campani, che dopo aver depositato sulla testa di Ghinea, murato, una punizione a rientrare (troppo frettoloso Crocchini nel punire il fallo di Baldi su Serricchio, c'era spazio per concedere il vantaggio) dalla trequarti sinistra, dalla bandiera opposta riprende il gioco con uno schema rasoterra chiuso con un tiro lento e centrale (62'). Anche lo Scandicci affida a un angolo uno degli ultimi spunti, e sull'esecuzione il Torrini sobbalza tutto insieme: rimpallata senza volerlo da Trambusti, la rovesciata di Bouirki fa schizzare il pallone sul vertice dell'area di porta, da dove col destro Mazzoni calcia altissimo a colpo sicuro. È la penultima occasione cui ne segue subito un'altra, identici i protagonisti stavolta con compiti diversi: Mazzoni verticalizza e da destra Bouirki premia il taglio di Trambusti, che da sinistra imbocca l'area di rigore e col collo del mancino scarica il diagonale oltre il palo lontano. Gli episodi finali aiutano a capire perché quelle pagine banalotte sull'occasione persa la Sestese deve strapparle, cestinarle, dimenticarle: perché non è detto che non ce ne siano altre, altre belle in maniera diversa, e perché non è detto che la definizione fosse adeguatissima.
Calciatoripiù: a Bouirki, che al fisico da centravanti abbina talento e generosità da seconda punta, manca solo la rete; è vero che per un attaccante è il più, ma tra muri e rimpalli gli manca non per colpa sua. È a lui e agli inserimenti di Biagini Moretti, mezzala destra d'un calcio romantico, che lo Scandicci (alla solidità difensiva bada Dani) affida la costruzione delle principali azioni d'attacco: spesso le neutralizza Bartolozzi, dalle cui chiusure la Sestese riparte o a sinistra, dove soprattutto nella ripresa Serricchio trova spazio, o al centro con la mediazione preziosissima di Campani.
Samuele Tofani