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(parte 1) Maurizio Romei: a pelo d'erba, senza peli sulla lingua


Non ha bisogno di molte presentazioni Maurizio Romei. Soprattutto per gli utenti di Campionando e per chi conosce bene il calcio giovanile toscano, di cui il presidente della Settignanese è da tanti anni uno dei principali protagonisti. Eccolo qui nell'intervista realizzata da Calciopiù che vi proponiamo.

vulcanico, unico, inossidabile: lo storico dirigente della Settignanese fa autocritica, dispensa come al solito idee per tutto il movimento e apre il cassetto dei desideri

Nemico giurato del pensiero unico dominante, allergico a qualsiasi compromesso, poco incline ad armonizzarsi con la nota proposta dal coro di voci che lo circonda: è così, Maurizio Romei. Uno dei pochi, nel mondo del pallone, che durante le interviste chiede puntualmente di non essere accondisceso ma contraddetto - attacca quello che sto dicendo, fai l'avvocato del diavolo! -; è nella sua cultura, ancor prima che nel suo modo di essere, la consapevolezza che si cresce tramite la dialettica e il confronto anche serrato. Lo si fa di più certamente rispetto a quanto non avvenga con l'assenso meccanico che si dà all'interlocutore.
Non si può dire di aver vissuto, verrebbe quasi da dire, senza aver discusso almeno una volta con lui. E averlo rivisto puntualmente con rinnovato piacere la volta successiva. C'è chi si augura di vivere la propria vita in sella alle passioni di sempre fino all'ultimo dei giorni, e chi auspica una cosiddetta ‘terza fase' di riflessione e contemplazione.
Alle porte di una stagione che ci condurrà verso il 2020, non sorprende che il presidentissimo della Settignanese, pur rientrando decisamente nel primo trend, sia riuscito in una mirabile sintesi fra le due attitudini. Sempre sul pezzo, in mezzo al campo con il fischietto durante gli allenamenti, in piedi davanti alla panchina ogni santa domenica, tutte le sere presente nella stanza dei bottoni alle pendici di Settignano sere o al volante del suo tagliaerba nel campo di Coverciano curato come il giardino di casa.
Ma anche maturo e saggio, meno impulsivo magari rispetto a un tempo, il solito di sempre però nel suo modo di stare all'interno del calcio dilettantistico. Come voce critica e portatrice di idee, mai veicolo di una polemica fine a sé stessa anche se - purtroppo - spesso isolata. Non ce ne vogliano le centinaia di suoi colleghi, ma nessun dirigente del nostro calcio ha il suo carisma e soprattutto la sua voglia di contribuire al dibattitto politico sportivo portando un contributo di idee sempre originali e di segno propositivo. È per questo che, mentre la sua andatura rallenta leggermente sotto il peso degli anni che iniziano a farsi sentire, il suo essere al passo con i tempi resta la prerogativa migliore che definisce Maurizio Romei.

Non tutti hanno il coraggio di guardarsi davvero al metaforico specchio sulla superficie del quale scorre il nostro recente passato, chiedendo di essere giudicato.
Romei non fa sconti quando si ritrova a fissare i suoi stessi occhi ripensando alla stagione da poco conclusa:


siamo una nobile decaduta, in questo momento è il termine giusto per definire la Settignanese dal punto di vista dei recenti risultati - afferma prendendo la parola, intuendo prima e anticipando subito dopo la domanda che inevitabilmente gli avremmo rivolto, quella relativa a un'annata che ha portato la Settignanese alla perdita della categoria Allievi regionali. È quest'ultimo il maggior motivo di rimpianto per l'allenatore/presidente rossonero - e questo mi dispiace molto, perché la Settignanese non dovrebbe mai ritrovarsi nei provinciali. Per come la vedo io, è il capo che deve assumersi le piene responsabilità e così faccio, dicendo che gli errori compiuti dal sottoscritto nella scelta di allenatori e direttori sportivi nel recente passato sono evidenti.



Detto scherzosamente ma in modo convinto, se Romei vede così il calcio chi scrive pensa che forse solo lui e pochi altri, oltre a Maradona, possano parlare di sé in terza persona risultando naturali e credibili -

il vecchio Romei forse non può farsi troppe colpe se si giudica come allenatore, perché con i 2004 ha vinto il campionato Giovanissimi B e quest'anno è arrivato secondo, rischiando di vincere i Giovanissimi regionali. Sempre quest'anno, ha preso in corsa i 2003 nella seconda fase riportandoli in alto in classifica, anche se in un torneo provinciale. Ma come dirigente responsabile dell'intera attività della Settignanese le responsabilità ci sono eccome.


Sono gli errori commessi nella scelta dei cosiddetti ‘uomini del presidente' il principale motivo di rammarico di quest'ultimo -

non è stata svolta al meglio la campagna di rinforzamento delle nostre squadre. Ora tornare nei regionali diventa il primo imperativo, ci proveremo subito ovviamente ma non sarà facile.



Alla domanda relativa alla presenza intatta o meno delle sue motivazioni di sempre, Romei risponde senza neanche lasciarla concludere:

è nel mio dna, purtroppo o per fortuna finché ne avrò le forze mi occuperò di calcio alla Settignanese. Sto continuando a costruire, apportando migliorie al nostro centro sportivo. La novità è l'impegno da parte dell'Amministrazione Comunale di realizzare un nuovo campo da calcio nella zona attigua al nostro dove adesso si trova un'ampia cani. Nel 2020 inizieranno i lavori e sarà uno spazio condiviso con la Sancat.



In termini di funzionalità ed estetica, che non è un vezzo ma un tratto qualificante di qualsiasi progetto architettonico, quello della Settignanese più che un centro sportivo è una vera e propria cittadella dello sport, da anni avanti più che al passo con i tempi sotto il profilo logistico/organizzativo.
In grado di competere con l'adiacente Centro Tecnico federale di Coverciano, l'impianto della Settignanese è la dimostrazione tangibile e migliore che Romei può avere di quanto abbia lavorato e ottenuto nel corso della sua lunga carriera. Ripetendo il concetto ancora una volta sono in pochi a poter sostenere di aver costruito con le proprie mani il sogno tenuto nel cassetto. Mentre continua a potenziare la Settignanese arredandola come fosse la sua prima casa, anche Romei custodisce gelosamente un sogno nel comodino a fianco al letto. Fin qui, perché decide di rivelarlo, in un passaggio della nostra chiacchierata che colpisce perché emoziona anche la ‘pellaccia' segnata da migliaia battaglie sotto il sole e la pioggia da parte del condottiero rossonero -
confesso di avere da sempre un desiderio che avrei voluto esaudire. In questo momento, oggi dopo questa stagione, parlo al passato e quasi con un po' di imbarazzo perché la Settignanese è lontana dalla possibilità di farmi questo regalo. Ci ritroviamo nei provinciali con gli Allievi e, pensate invece, il mio sogno era quello di vincere un titolo regionale e disputare poi le fasi nazionali. Non lo getto nel cestino però; se da lassù ricevo ancora tanta salute, forse un giorno lo potrò realizzare, non da allenatore ma da presidente di questa società.



Non è nostro interesse valutare il Romei-dirigente attraverso la lente dei risultati ottenuti; in ogni caso, nel corso della sua pluridecennale carriera il Diavolo più famoso del calcio toscano dilettantistico di trofei e di campionati ne ha messi in bacheca a decine, alcuni dei quali di spessore assoluto. Negli ultimi anni e fino ai giorni presenti la Settignanese continua a essere sinonimo di fucina di futuri campioni (Federico Chiesa l'ultimo della lista), ma sul campo ha perso un po' di terreno. Questo per dire che al di là delle vittorie, il calcio ha mostrato il suo lato benevolo all'indirizzo di Romei esaudendo già un desiderio che aveva nel già citato, proverbiale cassetto - quello di aver realizzato uno stadio che, anche se piccolo, è bello, funzionale e avanzato. Questo sì che è un sogno che vivo ogni giorno ad occhi aperti, per uno come me che dal 1970 fino all'84 se ne è andato in giro per vari campi di Firenze per poter giocare e allenare .
Tornando a un precedente discorso, i risultati non definiscono un dirigente; o meglio, lo fanno limitatamente a questo aspetto, che in realtà nel calcio e in quello italiano in particolare se non è tutto poco ci manca. Ma un dirigente lascia il segno non solo quando iscrive il nome della sua società nell'albo d'oro di una competizione, ma quando - tramite il contributo delle sue idee e del suo lavoro - contribuisce al miglioramento dell'intero sistema.


Ogni volta che ho alzato la mano in un'assemblea e ho preso la parola l'ho fatto non per la Settignanese ma per l'intero movimento dilettantistico toscano


- tiene a sottolineare lui stesso.
Quando gli chiediamo se sia contento dell'indirizzo che ha preso ultimamente il movimento cui appartiene, il presidente rossonero carica a testa bassa. Ma con la testa sulle spalle:



Ai dirigenti che ci dirigono da Roma vorrei chiedere: qual è l'aiuto che state dando alle società dilettantistiche? Perché io non riesco a comprenderlo. Ultima in ordine di tempo la novità riguardante i cosiddetti premi preparazione. Questi ultimi, da ieri, non spetteranno più alle due società in cui ha militato negli ultimi tre anni il calciatore, ma a tre negli ultimi cinque anni. Sono indicazioni che arrivano dall'alto e, mi spiace dirlo, da dirigenti che non conoscono la trincea e la frontiera. Come le conosciamo noi che ogni giorno mandiamo avanti le società dilettantistiche, alle prese con tanti problemi fra cui quello che ormai le società professioniste contattano i nostri ragazzi già a dodici anni. E quando, al momento del trasferimento, ci viene chiesto di firmare una liberatoria, dovremmo forse negare la richiesta?



Siamo entrati nella zona politica del Romei-pensiero. E nel pieno del suo essere fuori dal coro, come dimostra il suo giudizio su quest'ultima novità normativa introdotta dalla Federazione che ha riscontrato in realtà numerosi pareri favorevoli.
Da qui in poi, il numero uno della Settignanese diventa un fiume in piena:


Ho elaborato tante proposte nel corso del tempo, almeno un paio per ogni settore di cui si compone il mondo del calcio dilettantistico. Agli arbitri, ad esempio, ne ho date diverse. La prima: perché la Toscana non propone a livello nazionale di impiegare quei direttori di gara che hanno superato il limite di età per arbitrare gli incontri del settore giovanile? A quarantacinque-cinquanta anni un arbitro è ancora una risorsa per il movimento. Oppure, sempre a livello toscano se ci fossero i margini di autonomia per promuoverlo, perché non ci facciamo portabandiera di un esperimento pilota che riguarda la Prima categoria, in cui i giovani arbitri che iniziano il loro percorso affiancano come assistenti i colleghi formando una terna? In questo modo avranno modo di prendere confidenza con il ruolo, anziché andare allo sbaraglio a dirigere partite anche impegnative di settore giovanile. E ovviamente ne beneficerebbe anche la Prima categoria. Il rimborso spese è un problema? No, perché la partecipazione si fa su base volontaria ma attribuisce un punteggio e magari consentirà un domani, a un giovane direttore di gara, di farsi preferire a un altro al momento di avanzare di categoria sulla base della gavetta e dell'esperienza acquisita. Anche quando proposi la possibilità da parte delle società di richiedere, nei campionati regionali, un arbitro di una sezione provinciale che non fosse la stessa della squadra di casa mi fu risposto che il problema era il rimborso spese. Ma da quello che so tutte le società sarebbero disposte a versare qualche decina di euro in più per avere la tutela di un arbitro che non sia coetaneo e magari dello stesso paese degli avversari. Non si tratta di cultura del sospetto, ma di riflessioni a margine dell'esperienza derivante da anni e anni passati sui campi sportivi della nostra regione.